Lo stile delle pin-up: da Bettie Page alle rétro-gal

Betty Page (300x0) 

 

 

Abitini che sottolineano la vita e le curve, camicie in cotone vichy da annodare sotto il seno, gonne a ruota, corsetteria pregiata, scarpe dai tacchi vertiginosi. Sono i tratti distintivi dei look mandati in passerella da griffe come Blugirl, Jean Paul Gaultier e Moschino, subito adottati dalle "ragazze della porta accanto" e dalle adolescenti modaiole che frequentano i locali di tendenza delle grandi metropoli. Torna l’inconfondibile stile delle pin-up, quello delle donne burrose dalle gambe lunghe e il seno prorompente, dive con frangetta e labbra rosso fuoco la cui estetica raggiunge l’apice della popolarità negli anni ’50. A Milano, Parigi, Londra e New York, il revival è in fermento. Betty Grable (300x0)Di certo oggi non è più come negli anni ’40, quando i volti di queste bionde maggiorate sorridevano ai soldati dai loro armadietti. Betty Grable, soprannominata "le gambe", è l’attrice americana per cui è stato coniato il termine pin-up, che significa "appendi". Migliaia di soldati al fronte, infatti, staccavano dai paginoni dei primi giornali osé e appendevano la sua immagine nelle tende degli accampamenti e sui cruscotti dei veicoli. Prosperose e attraenti, ma dallo sguardo sereno, quasi fanciullesco e armonioso, nascono le "dive" private del classico "divismo". Jane Russell (300x0)L’attrice Jane Russell posa per la rivista per le forze armate "Yank, the Army Weekly", di cui è starlet anche un’altra icona degli anni ’50: Marilyn Monroe, rimasta nell’immaginario erotico di più di una generazione.
E’ lei stessa a spiegare la sua formula vincente: "Sono carina, ma non sono bella. Pecco, ma non sono il diavolo. Sono buona, ma non sono un angelo".
Tra le più celebri pin-up che furoreggiano negli anni ’60 c’è Bettie Page, ex modella con la frangetta nero corvino che la fa assomigliare a una ragazzina perversa. Posa spesso nuda, ammiccante, ma mai volgare. Crede nel potere seduttivo della lingerie al punto da confezionarsela da sé, come il famoso costume leopardato che la ritrae nelle riviste dell’epoca. Di recente la sua vita è stata biografata nel film verità The Notorious Bettie Page di Mary Harron, adesso sarà raccontata anche in una fiction prodotta dalla Hbo pochi mesi prima della sua scomparsa l’11 dicembre 2008, all’età di 85 anni .
Con il passare del tempo le pin-up si sono evolute. Oggi questa femminilità tutta curve e un po’ rétro va di moda in passerella, così come tra attrici e rockstar che hanno imparato a ridere di se stesse (da Madonna a Christina Aguilera, da Gwen Stefani a Katy Perry fino a Scarlett Johansson).
Bjork by David La Chapelle (300x0)L’insospettabile Bjork si è fatta riprendere in giarrettiere dal fotografo David LaChapelle per il suo libro (ed. Taschen). Lil’ Kim è andata oltre e si è fatta immortalare – sempre da LaChapelle – nuda e marchiata Louis Vuitton: quando il potere della seduzione incontra quello della griffe. Tra il prototipo delle neo pin-up più quotate spunta anche una giovane milanese, Manuela Porta, nome d’arte Eve la Plume, vista in televisione al "Chiambretti night". Dita Von Teese (300x0)
Le donne che oggi adottano questo stile sono state definite rétro-gal (ovvero le ragazze rétro, dallo slang di girl). Per prepararle a diventare delle perfette pin-up a Milano è appena sbarcato un corso di Burlesque (spettacolo di cabaret che affonda le sue radici nella Londra vittoriana del 1860, oggi associato allo strip-tease americano dei ’50), fenomeno riportato in auge da Dita Von Teese, ex moglie di Marilyn Manson e musa internazionale di stile ("Harpers & Queen" l’ha inserita tra le donne meglio vestite al mondo).
In "cattedra", (o meglio, sul palcoscenico), lo scorso maggio è salita Leyla Rose, performer inglese di fama internazionale che insegna alle allieve movenze leggiadre dai nomi incomprensibili come "bumps & grinds" e "shimmy shake". Si moltiplicano anche la serate a tema con musica rigorosamente rock-a-billy: la VoodoDeluxe milanese, tra le più celebri in Italia, ha raggiunto ben 300 presenze ogni sabato.
Dilaga la carica delle rétro-gal. Attraverso i siti di social networking si scambiano informazioni, immagini e consigli via web. Con una differenza rispetto ai modelli originali: assecondano una loro esigenza, desiderano soprattutto piacere a se stesse e curano il loro lato più femminile. In comune hanno un codice stilistico ben definito: costumi interi o bikini con culotte (sempre poco sgambati), pantaloni a sigaretta che fasciano il "lato B", stampe animalier, colori forti e "vitaminici". E ancora, le cinture, indispensabili per sottolineare il punto vita (sottili o altissime), e le scarpe: al primo posto ci sono le décolletée di Christian Louboutin. Parola d’ordine per tutte: lingerie selezionata. Non a caso nelle grandi catene di abbigliamento abbondano i corner dedicati alla biancheria di lusso come Agent Provocateur e Chantal Thomass. Per sentirsi sexy l’importante non è mostrarla, ma indossarla, sostengono le grandi seduttrici. Così la vera pin-up rimane quell’immagine di donna che sa mantenere il difficile equilibrio tra erotismo, buon gusto e discrezione. Probabilmente sono questi gli elementi chiave che conquistano e rendono la tendenza di massa.
La moda è ambivalente: porta con sé racconti, produce miti, dà voce ai sensi. Oggi, quella voce, sostiene tra le righe che con pochi Euro si può acquistare un abito di tendenza in un mercatino dell’usato, recuperando capi vintage tornati attuali. Ma va anche oltre: ci ricorda che la femminilità non entra necessariamente in una taglia 40, che la coppa di champagne non è l’unico termine di paragone e il fondo schiena a luna non solo è accettabile, ma è di gran moda.
"L’imperfezione è bellezza", ha detto Marylin Monroe. Affermazione che in un momento di spasmodica ricerca della bellezza ideale, sarà pur controcorrente, ma calza a pennello.

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